The OA, The Umbrella Academy, Love Death + Robots

Come, una recensione multipla?! Ebbene sì: dopo aver passato giorni (son lenta, lo so) a pensare a quale delle nuove serie Netflix viste di recente avrei dovuto recensire per prima, ho deciso semplicemente di scrivere tre mini-recensioni – ovviamente senza spoiler – e includerle tutte in un solo post. Così, tanto per festeggiare la primavera e i ciliegi fioriti. Pronti? Via!

The OA (Stagione 1 e 2)

E il naufragar m’è dolce in questo mare… di vodka.

Definire The OA è difficile, principalmente perché è una serie molto ma molto bizzarra… di quelle proprio strane forti, che sospetto siano state ideate con l’ausilio di parecchio alcool. Presentata per la prima volta su Netflix a fine 2016 (sì, sono passati ben 3 anni tra la prima stagione e la seconda!), in generale ha ricevuto critiche positive, anche se tutti concordano sul fatto che l’elemento WTF sia molto potente. Ma io sono innamorata del surreale da sempre, quindi questa serie mi piace, coi suoi deliri e tutto il resto.

The OA racconta la storia di Prairie, una dolce ragazza cieca che viene ritrovata dopo essere scomparsa per ben 7 anni. Solo che non ricorda nulla della sua vita precedente e racconta di essere stata tenuta segregata con altre persone, ma soprattutto adesso non è più cieca. Già qui si capisce subito che non siamo di fronte a una serie normale. Vabbè, è un tipico drammone, starete pensando… ma anche no! Cioè, è vero che The OA è drammatico, ma in realtà è una serie di fantascienza. E anche fantasy, favola dark, thriller, teologia e metafisica. Tutto insieme, con particolare attenzione alla danza e al linguaggio del corpo, al significato dei sogni e ai simboli astrali. E con alcune scene visionarie incredibilmente belle.

The OA non è solo originale e stramba nella trama e nel genere, ma anche nella forma: gli episodi hanno tutti durate diverse tra loro; si alterna realtà e scienza al soprannaturale; ci sono lunghi momenti di quiete alternati a sequenze scioccanti dal sapore irreale. È anche splendidamente diretta e montata, stilisticamente molto elegante e con attori favolosi. In particolare bisogna citare l’eterea Brit Marling – già regista e attrice dei bei film indipendenti Sound of My Voice e Another Earth, qui protagonista, regista e sceneggiatrice; e il coprotagonista, quel gran figo di Jason Isaacs – che adoro, anche se ogni volta me l’immagino col parruccone biondo di Lucius Malfoy mentre sibila “Avada Kedavra”. (Bei tempi, quelli di Harry Potter!)

Comunque, se dopo aver visto la prima stagione di The OA pensate che non sia poi tutta questa gran stranezza, sappiate che non avete ancora visto nulla. Aspettate di vedere la seconda stagione: scene di un surreale che neanche durante un brain storming con Salvador Dalí! Per quanto mi riguarda penso che la vodka – sicuramente scorsa a fiumi durante la creazione di questa serie – abbia dato ottimi frutti, ma non credo sia adatta a tutti. Il bizzarro è una lama a doppio taglio: può essere pregio o difetto. The OA dà sicuramente dipendenza e secondo me la si ama o la si odia, senza tante vie di mezzo. Io non vedo l’ora che esca la terza stagione e spero vivamente che non facciano passare altri 3 anni. In generale la consiglierei agli amanti della fantascienza e soprattutto della stravaganza. Qui il trailer della prima stagione, così se pensate di vederla magari vi fate un’idea migliore su cosa vi aspetta. Forse.

Voto: 4 out of 5 stars (4 / 5)

The Umbrella Academy (Stagione 1)

Cheese! Che carini i i picciriddi con le mascherine!

Un’altra bella scoperta, che sinceramente ho cominciato a guardare senza grande convinzione e invece si è rivelata più introspettiva e originale di quanto avrei mai potuto immaginare all’inizio. Tratta da un fumetto di Gerard Way (ex-cantante dei My Chemical Romance), The Umbrella Academy è una serie corale che racconta le (dis)avventure di 7 supereroi, venuti al mondo in paesi diversi ma in identiche circostanze quantomeno singolari, dall’infanzia all’età adulta. Cresciuti insieme come una famiglia, in un’accademia – tale Umbrella Academy, appunto – fondata dall’eccentrico milionario Reginald Hargreeves, si riuniscono dopo 17 anni a causa della sua improvvisa morte.

Giovani dotati di incredibili poteri, allevati e istruiti da un vecchio dispotico, una bellissima governante e uno scimpanzé parlante in giacca e cravattache cosa?! Giuro, guardatevi il trailer. Ah, e adesso questi giUovinotti straordinari quanto cinici e disfunzionali dovranno mettere da parte i loro problemi e le loro rivalità – inevitabili tra fratelli e sorelle adottivi cresciuti in circostanze tanto speciali – per contrastare l’imminente apocalisse. Facile facile, dai! Eh, capirai! Sono praticamente gli X-Men, solo con una cornice più stramba, starete pensando. Ok, lo ammetto, lo scenario ricorda un po’ X-Men. Ma anche Watchmen, Legion, Donnie Darko, Misfits e I Tenenbaum. Lo so, ero confusa anch’io. The Umbrella Academy gioca molto coi generi, e sebbene sia fondamentalmente una serie di fantascienza presenta anche molti elementi di dramma familiare e pulp. Parte in puro stile dark comedy per assumere progressivamente tinte più fosche e violente. Si prende con leggerezza, ma è in realtà più profonda di quanto faccia supporre.

Oltre alla trama intrigante e alla vivacità della messa in scena, il vero punto di forza è rappresentato dai personaggi, tratteggiati benissimo e accattivanti. Li ho adorati tutti, in particolare: Numero 5 (il giovanissimo Aidan Gallagher); Klaus – Numero 4 (Robert Sheehan, già visto in Misfits e qui nei panni di un altro insopportabile ma adorabile imbecille); Vanya – Numero 7 (il mio tesoro Ellen Page. Pensare che ho rigiocato a Beyond – Two Souls proprio qualche mese fa, che nostalgia! *lacrimucce*) e Luther – Numero 1 (Tom Hopper). Gli attori sono tutti molto bravi, inclusi quelli secondari, e ben calati nelle rispettive parti.

In conclusione, a parte qualche difetto – per esempio un montaggio a volte un po’ confusionario, qualche scena prevedibile e degli effetti digitali non sempre all’altezza – The Umbrella Academy è una bella serie, con molto potenziale, che gioca con gli stereotipi e senz’altro piacerà a chi ama il genere supereroi e la dark comedy. La seconda stagione è già stata confermata: sicuramente continuerò a seguirla, perché la prima mi è piaciuta molto ma ha lasciato aperti vari quesiti e sottotrame interessanti che di certo verranno affrontati in seguito. Avanti così!

Voto: 4 out of 5 stars (4 / 5)

Love Death + Robots

Robot, astronavi, viaggi nel tempo… ma soprattutto gattini! ❤️

Ovvero: cos’hanno in comune astronavi, viaggi nel tempo, robot, leggende orientali, loop temporali, Hitler, steampunk, Dracula, alieni, yogurt e gatti? Love Death + Robots è una serie antologica composta da 18 episodi di 10/15 minuti ciascuno. Il filo conduttore è ovviamente la fantascienza, ma i generi variano molto: si va dal drammatico alla commedia, dall’horror alla satira sociale. Tutti gli episodi sono stati affidati a studi grafici differenti e quindi sono estremamente diversi dal punto di vista stilistico. Alcuni mi sono piaciuti molto e altri meno, il che rende la serie un po’ complicata da recensire.

Cosa distingue Love Death + Robots da altre serie mainstream d’animazione? Direi il fatto che è decisamente pensata per un pubblico adulto: già dal trailer (molto figo, ma non guardatelo se soffrite di epilessia) è chiaro che va tenuta fuori dalla portata dei bambini! Certi episodi contengono infatti scene esplicite, grottesche, erotiche o splatter; me ne vengono in mente 5 in particolare in cui il sangue scorre copioso. Altri episodi invece sono più contenuti e delicati, dai toni quasi onirici. Visto che – ormai già lo sapete – adoro la fantascienza e l’horror, e in particolare la roba trucida e stramba mi piace un casino, i miei episodi preferiti sono questi:

  • Sonnie’s Edge
  • Three Robots
  • The Witness
  • Suits
  • Beyond the Aquila Rift
  • Good Hunting (forse il mio preferito in assoluto)
  • Zima Blue
  • Secret War

Gli episodi in computer grafica realistica sono eccezionali dal punto di vista tecnico, soprattutto Beyond the Aquila Rift e Secret War, che secondo me sono praticamente usciti dalla temuta uncanny valley. Ah, mi ricordo i tempi in cui Final Fantasy: The Spirits Within (anno domini 2001) era una roba graficamente pazzesca… pensare che adesso sfiguri a confronto di un corto di 10 minuti mi fa sentire emozionata ma vecchia. *sigh*

In definitiva, Love Death + Robots mi è piaciuta. È un’antologia di buona qualità, interessante e dal livello artistico nel complesso elevato. Mi ha ricordato Animatrix, un’altra bella serie antologica uscita nel 2003 e passata un po’ in sordina. Non è però esente da difetti: per esempio ho trovato alcuni episodi un po’ troppo simili tra loro come temi e sviluppo, mentre altri mi sono sembrati come “scollegati” e fuori posto – mi riferisco in particolare a The Dump, Sucker of Souls e Alternate Histories. Infine, gli appassionati di fantascienza e animazione – soprattutto giapponese – potrebbero non rimanere molto colpiti da questa serie. Se avete mai letto qualcosa di Philip K. Dick o Isaac Asimov, oppure visto Akira, Paprika, Ghost in the Shell o Evangelion – giusto per citare solo alcuni tra i più celebri e visionari anime per adulti – qui dentro non troverete granché per farvi urlare al miracolo. Ma vabbè, sto pignoleggiando. Direi che vale la pena vederla – magari facendo un’altra maratona Netflix, in pigiama, con una coperta a fantasie di criceti e un bel tè caldo. Lunga vita ai robot e ai gattini!

Voto: 3.5 out of 5 stars (3,5 / 5)


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The OA dal trailer mi ispira tantissimo 😀 Ce l’avevo gia’ in lista ma non sapevo che la prima stagione fosse uscita cosi’ tanto tempo fa!!! Pero’ in effetti mi ricordo di essermi chiesta un paio di volte come mai mi era arrivata la notifica di questa seconda parte senza mai essermi arrivata la prima in precedenza XD Svelato il mistero! Non avevo ancora Netflix quando la prima fu rilasciata. The Umbrella Academy pure ce l’ho in lista e me ne hanno parlato tutti benissimo, ma questa e’ la prima volta che guardo il trailer e devo dire che e’… Leggi il resto »