The Forest

Dopo essere sopravvissuto a un grave incidente aereo, ti ritrovi sperduto su un’isola interamente coperta da una fitta foresta. Tuo figlio è stato rapito da un selvaggio misterioso: per ritrovarlo dovrai esplorare l’isola e le sue caverne nascoste, mentre costruisci armi e rifugi fortificati e combatti per la vita contro gruppi di mutanti cannibali.

Come avevo già scritto nel mio post su Subnautica, sono una fan dei videogiochi crafting survival, soprattutto se horror. Ho capito di amare il genere 2 anni fa quando ho giocato a 7 Days to Die, da me rinominato: “datemi un martello e due pezzi di legno, vi costruirò una mega base che scatenerà l’invidia di tutti gli zombie del circondario! Sucate, morti viventi!” Davvero, ho bellissimi ricordi di quel gioco: per esempio di quando ho costruito MIGLIAIA di trappole di legno, per poi disperarmi vedendole completamente distrutte qualche minuto dopo da un’immensa orda zombie. Oppure di quando ho avuto la geniale idea di scavare un tunnel sotterraneo sotto la mia base, facendo crollare tutto e rimanendo intrappolata sotto le macerie. Oppure ancora di quando stavo sgommando con arroganza sulla mia minibike faticosamente costruita, per poi beccare in pieno una mina e saltare in aria… BOOM! Bei tempi quelli, ci si divertiva con poco.

Ma dicevamo, i giochi crafting survival. Quando nel lontano 2014 ho visto per la prima volta il trailer di The Forest ero entusiasta. Questo me lo compro subito appena esce!, mi ero ripromessa. Ma anche The Forest – proprio come Subnautica – è stato in sviluppo per anni, e insomma, com’è come non è alla fine me ne ero dimenticata. L’ho comprato a gennaio di quest’anno, attratta anche dal prezzo molto economico (solo 16 euro): ne avevo sentito parlare bene e avevo delle aspettative molto alte. E il gioco è all’altezza? .

Premetto che in generale The Forest mi è piaciuto. Ha una bella grafica, nitida e realistica, con un ciclo giorno/notte molto naturale. La foresta è avvolgente e misteriosa come lo sarebbe nella realtà, in grado di cambiare da paesaggio quasi idilliaco di giorno a dimensione oscura e minacciosa di notte. I controlli sono fluidi e in generale non danno problemi – se non nel crafting. Ottimo anche il sonoro: la poca musica è piacevole, tutti i fruscii e i vari suoni naturali sono immersivi e le grida dei mutanti agghiaccianti. C’è poi una vasta scelta di modalità: single player, multiplayer e le varie difficoltà (normale, difficile, molto difficile e senza nemici. La modalità creative, stranamente senza nemici, viene sbloccata dopo aver terminato il gioco). Fin qui i complimenti al team di sviluppo indipendente Endnight Games sono d’obbligo.

Ho apprezzato molto il multiplayer con possibilità di creare server privati, che rendono possibile giocare con gli amici. Meno male, perché la mia idea di divertimento non è quella di farmi ammazzare da un quindicenne americano mentre sto scappando da una tribù di cannibali! Ovviamente giocare da soli o in compagnia cambia molto l’atmosfera. In single player si avverte maggiormente la tensione e l’angoscia, il ritmo è più lento perché costruire richiede più tempo e morire significa dover ricaricare il salvataggio. Non vi dico la strizza di ritrovarsi a tagliare alberi al buio con in mano solo un accendino, pregando di non essere attaccati perché il rifugio non è ancora pronto e quindi non si può salvare!

Il multiplayer invece è molto più divertente e la morte non è definitiva: si riparte dai rottami dell’aereo e si può andare a riprendere lo zaino con l’inventario nello stesso punto della dipartita. La paura viene sostituita dalle risate, dall’azione – ci sono più nemici in superficie – e dal casino tipico di quando si gioca con gli amici in chat vocale. “Oh, siete sicuri che non siamo già passati di qui? Non si vede una cippa, accendo una torcia. Mi sembra sempre uguale ‘sta caverna, vado a vedere da quella parte. Alan, ma dove sei? Ti avevo detto di girare a sinistra, sicuro che invece sei andato a destra. E segui il mio nome se non sai dove sei! … AIUTO, qui ci sono 4 cannibali e un mostro! Niente, Chris vieni ad aiutarmi tu che quell’altro si è perso. Ok, grande, vai di esplosivi! Cosa cazzo stai facendo, hai tirato una molotov addosso a ME!!! Sto andando a fuoco! Ma come ‘scusa’, dai! … Eeeee… sono morta. Cosa ridete, stronzi! Adesso mi tocca camminare fino a lì per riprendermi lo zaino!” Che gran spasso, proprio!

Un altro fattore che cambia di molto l’atmosfera è la zona in cui si decide di insediarsi. Non solo per il panorama, ma anche perché i nemici hanno delle aree ben definite in cui svolgono i loro giri di ricognizione. Purtroppo senza cercare in rete le mappe dettagliate è quasi impossibile capire dove sono queste aree; ad ogni modo costruire una base proprio su una zona di pattuglia renderà il gioco molto più adrenalinico e d’azione. Viceversa costruire in una zona senza pattuglie garantirà più tranquillità per costruire, esplorare e raccogliere materiali. Questo però vale soprattutto all’inizio: dopo essere sopravvissuti per 15/20 giorni i nemici saranno un po’ dappertutto.

Che cosa bisogna temere in The Forest? Innanzitutto la fame e la sete. Poi le infezioni (penalizzano l’attacco) e il freddo (penalizza l’energia). Anche gli animali selvatici – squali, alligatori e cinghiali – potranno darvi del filo da torcere. E ovviamente i cannibali e i mostri: violenti, grotteschi, dai movimenti veloci e difficili da prevedere. I mostri sono principalmente di 4 tipi, da me rinominati Braccino, Vaginia, Cicciocanguro e Rosemary’s baby. I cannibali sono molti di più, divisi in varie tribù. A volte attaccheranno per uccidere e altre solo per mettere alla prova, per esempio urlando o saltando vicino al personaggio per poi girarsi e scappare se non si risponde ai loro colpi.

Mi ha colpita l’intelligenza artificiale dei nemici, che modificano il loro comportamento in base alle azioni del giocatore. Scegliere di combattere, uccidere senza sbarazzarsi dei cadaveri o lasciarsi scappare un selvaggio che poi farà da messaggero a tutta la tribù, avranno non poche ripercussioni. I cannibali infatti diventeranno sempre più aggressivi se si svolgono azioni da loro considerate minacciose, come ovviamente attaccare e uccidere, ma anche tagliare alberi, accendere fuochi, costruire basi e via dicendo.

Ooooh, Guarda! Un pettirosso, che carin… OCCAZZO! BRACCINO! C’è Braccino! Ritirata!!!

Davvero interessante! Eh già. Solo sarebbe stato bello saperlo prima che io e i miei amici, nella nostra partita multiplayer, decidessimo di addentrarci da subito nelle caverne uccidendo tutti i cannibali che ci attaccavano e facendo incazzare come iene i sopravvissuti. Sempre molto gentili noi, della serie: “Oddio, guarda là, c’è un mutante nudo nascosto dietro a quella stalagmite! Ci guarda senza fare nulla. Aspetta che, nel dubbio, gli tiro una freccia incendiaria!”… così, tanto per gradire. Di conseguenza già durante i primi 7 giorni di sopravvivenza eravamo costantemente assediati da orde di cannibali e mutanti – ok, un po’ ce lo meritavamo pure. Praticamente non era più un crafting survival, era diventato Call of Duty senza armi da fuoco: un gioco al massacro in cui non facevamo altro che uccidere e farci ammazzare a ripetizione. Beh, lasciatemi dire che passare il tempo a randellare mostri e morire diventa noioso in fretta! La situazione era più gestibile nella mia partita in single player perché avevo tenuto da subito un approccio abbastanza pacifico, ma anche lì dopo essere sopravvissuta un paio di settimane i nemici mi attaccavano continuamente.

E qui veniamo al punto dolente. The Forest non mi ha fatto molta paura, neanche giocando di notte in single player. Sarà che Subnautica mi ha traumatizzata a vita e ora che ho sperimentato il terrore degli abissi niente più mi spaventa davvero! O forse nel mio caso troppa azione soffoca sul nascere la sensazione di spavento, perché preferisco un tipo di orrore più lento e suggestivo. Inoltre i soliti nemici cannibali/zombie/mutanti sanno tanto di già visto. Sta di fatto che mi aspettavo un gioco meno action e più d’atmosfera. Questo mi era sembrato di vedere dal primo trailer di The Forest, e leggendo i forum online pare che infatti questa fosse la prima versione early access del gioco. Meno nemici, più solitudine e silenzio, una sensazione di angoscia strisciante che perdura invece dei soliti jump scares che si dimenticano subito. Sinceramente mi sarebbe piaciuto di più un gioco del genere. Ma tant’è, la paura è sempre soggettiva.

Nuovo trailer per PS4 di The Forest. Tanta azione, confrontatelo con il primo trailer della versione early access e noterete la differenza.

E la storia? Anche sotto questo aspetto non si può certo gridare al miracolo. Carina e semplice, un po’ banale, chiaramente ispirata ad altri film e videogiochiThe Descent e Resident Evil, tanto per citarne solo due. Non è uno spoiler, si capisce già dai primi minuti di gioco. Testi, dialoghi o registrazioni non ce ne sono, personaggi degni di nota neppure. Eric LeBlanc – il sopravvissuto del single player – è un protagonista abbastanza blando da impersonare; è inoltre difficile sviluppare un attaccamento per il figlioletto Timmy, che si vede giusto i primi 10 secondi di gioco. Comunque almeno c’è una storia, per un crafting survival è già positivo e non scontato. The Forest, come molti altri titoli dello stesso genere, è un gioco assolutamente libero: non tiene affatto la mano al giocatore e a volte non è semplice capire cosa fare e dove andare per proseguire nell’avventura. La trama non è lineare, si presenta sotto forma di una serie di indizi collezionabili durante l’esplorazione che poi portano a una rivelazione finale.

La mappa è open world ma non particolarmente vasta. Non c’è molto da dire: alberi, alberi, alberi… è una bella foresta uguale un po’ dappertutto. A parte la zona innevata non ha aree che si distinguano davvero tra loro. In realtà secondo me il gioco offre il meglio nelle caverne, molto inquietanti. Gli unici momenti in cui mi sono sentita davvero in ansia stavo esplorando sotto terra. Bello il fatto che la mappa sembri divisa in due grandi zone, quella di superficie e quella sotterranea. Le caverne sono complessi enormi e profondi spesso comunicanti tra loro. Labirintiche e oscure, sono pericolose perché abitate da cannibali e mutanti – e quindi piene di cadaveri smembrati, allegria! Le ho trovate opprimenti ma anche affascinanti, con le loro stalagmiti e stalattiti e i laghi sotterranei. Esplorarle tutte completando la mappa per me è stata una delle cose più interessanti di The Forest.

Un altro aspetto divertente – e allo stesso tempo INCREDIBILMENTE frustrante – è il crafting. Costruire mi piace molto, quindi già dai primi giorni di gioco mi sono subito messa d’impegno con ascia e martello per creare una base. Lo stile è primitivo/realistico e perciò le opzioni sono limitate (legno o rocce, stop), ma si può scegliere tra modelli prefabbricati e personalizzabili. Bisogna poi considerare che, come in altri giochi survival, i nemici possono facilmente distruggere muri difensivi e fondamenta. Per fortuna le trappole sono abbastanza efficaci, inoltre nel menu è presente l’opzione “disattiva danno alle proprietà”. Ok, fin qui tutto bene. I problemi a questo punto sono principalmente i seguenti:

  1. Costruire qualunque cosa più grande di una zattera o di una capanna richiede molti materiali. Volete una modesta baita di legno? Sono 100 tronchi. Che ne dite invece di uno spazioso chalet su palafitte con ingresso e veranda? Beh, in totale ci vorranno almeno un migliaio di tronchi. Considerate che ogni albero tagliato dà 4, massimo 5 tronchi e fate pure i conti. Forza con quell’ascia o quella motosega, la notte arriva anche troppo presto!
  2. Ovviamente mentre si è impegnati a tagliare alberi / trasportare tronchi / posare tronchi sulle planimetrie, i cannibali non passeggiano tranquilli chiacchierando: “Ehi Reginald, hai visto lo straniero che bella casetta sta mettendo su? Ha pure la mansarda! Dai che adesso gli portiamo un paio di conigli già scuoiati e ci facciamo invitare a bere un bourbon in veranda.” NO. I cannibali sono dei buzzurri puzzoni a cui non frega una cippa dei piani architettonici e del senso estetico del giocatore. Sono anime semplici: “Uomo strano, alberi tagliati, grande costruzione vicino villaggio! Uccidere! Mangiare!” E attaccano ogni minuto. Immaginate lo stress di dover costantemente riparare mura difensive e dare mazzate a gruppi di selvaggi mentre cercate, che ne so, di tirare su un tetto. E poi morire, tornare, e morire di nuovo, e ritornare… e intanto la maledetta base è ancora lì a metà!
  3. I tetti. Quei fottuti tetti! Sono IL MALE. Costruire un tetto personalizzato decente in The Forest è un’impresa titanica e mi ha richiesto molte ore di tempo reale. Per non parlare delle fondamenta, costantemente asimmetriche. Su console i controlli per il crafting sono spesso macchinosi ed è difficile ottenere l’effetto desiderato con le strutture personalizzate. Il sistema ha molte potenzialità ma secondo me richiederebbe un bell’aggiornamento! Mi ha fatto rimpiangere 7 Days to die, che coi suoi blocchi quadrati era meno realistico ma sicuramente più semplice e veloce.
  4. Avete la sindrome ossessivo-compulsiva? O siete semplicemente persone ordinate e pignole che passano il loro tempo a raddrizzare quadri e oggetti, come me? Tanti auguri: qualunque cosa costruiate sarà sempre e irrimediabilmente storta, non so se per colpa dei controlli strambi di cui sopra o per una scelta ben precisa di design. Fondamenta, pareti, i fottuti tetti, staccionate, pilastri, soffitti e soprattutto le dannate scale. Tanto vale rassegnarsi subito.

Magari sono lamentele solo mie, eh. Del resto c’è gente che su The Forest ha all’attivo migliaia di ore di gioco, quasi tutte passate a costruire. Certo, su computer e usando mod, ma tant’è! Io invece ho rinunciato a creare una base decente in modalità survival. Io che adoro il crafting, che ho costruito grandi basi elaborate in 7 Days to Die e Subnautica, alla fine ho gettato la spugna. Vivere una vita nomade, costruendo piccoli rifugi qua e là ed esplorando le caverne mi è sembrato il modo più efficiente e meno stressante di giocare. Fortunatamente dopo aver finito il gioco ho cominciato una partita in creative in cui mi sono finalmente sbizzarrita a costruire le basi dei miei sogni… eccole qui. Come sono orglioglioNa dei miei sforzi! 😆

Purtroppo su PS4 più si costruisce e più The Forest comincia a dare problemi. Fino alla terza base mi ritenevo molto soddisfatta: il gioco girava bene anche in modalità multiplayer, con pochi rallentamenti e rari cali di frame rate. Ogni tanto si verificava qualche piccolo bug e un paio di volte il gioco si è chiuso inaspettatamente, ma niente di preoccupante. Dalla quarta base in poi sono cominciati i lag e all’ultima base il disastro. Il gioco ha cominciato a chiudersi ogni volta che provavo a salvare, corrompendo l’ultimo salvataggio e costringendomi a ripartire da quello precedente. Così alla fine ho dovuto dire addio alla foresta.

In conclusione: anche se non è particolarmente originale o memorabile, The Forest è comunque un bel gioco per tutti gli amanti del genere crafting survival horror. È disponibile per PC e PS4, ma lo consiglierei per computer perché la versione su console ha ancora molti bug. C’è anche in VR, immagino sia meglio per gli amanti del brivido… sicuramente in realtà virtuale è più pauroso e coinvolgente provare l’ebbrezza di un cannibale che cerca di scotennarti vivo!

Voto
  • Trama
  • Grafica
  • Atmosfera
  • Sonoro
  • Comparto tecnico
3.3

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Sto ridendo tantissimo per i buzzurri puzzoni…chissa’ perche’ 😛

Questa recensione mi ha fatto venire voglia di giocarci ma allo stesso tempo ho anche capito che mi verrebbero degli attacchi di rabbia allucinanti per il punto 4, oltre che per gli attacchi improvvisi mentre ancora stai costruendo i rifugi vista la quantita’ di materiale richiesta. Poi per carita’ ci sta perche’ da come lo descrivi e’ molto realistico ed e’ giusto cosi’ ma non credo faccia per me. Ora ho curiosita’ di provare 7 Days to Die 🙂