Suspiria (2018)

Berlino, 1977. La ballerina americana Susie Bannion arriva a Berlino per un’audizione presso la famosa compagnia di danza Helena Markos. Grazie al suo talento riesce ad attrarre l’attenzione della coreografa Madame Blanc e ad entrare nella scuola. A seguito di un litigio, la prima ballerina Olga accusa Madame Blanc e le altre dirigenti di essere delle streghe: si tratta di calunnie prive di fondamento o di verità?

La prima recensione seria del blog… che emozione, sono quasi commossa! *sniff* Mentre mi asciugo i goccioloni (qualche briciola negli occhi, abbiate pazienza) e mi soffio il naso, sedetevi comodi. Perché cominciare con Suspiria? Perché io sono una grande fan dell’originale del 1977 e in generale dei film di Dario Argento, ma SOLO fino a Phenomena – poi non so cosa gli sia successo, sarà impazzito o l’avranno rapito gli alieni e sostituito con un rettiliano, boh. Comunque non potevo perdermi questo remake di Luca Guadagnino, che tra l’altro è stato uno dei primi film horror che ho visto nel 2019. E vi dirò: nonostante i paragoni con l’originale siano inevitabili, a me è piaciuto.

Trailer ufficiale. Mi piace lo stile rétro!

A proposito di questo remake, il Darione nazionale stesso si è espresso dicendo:

È un film diverso dal mio, fatto con uno spirito diverso, nello stile raffinato, elegante e ben fatto di Luca Guadagnino che resta uno dei migliori registi europei. E per quanto riguarda le differenze rispetto all’originale? Il mio stile aveva una ferocia e una grinta che il remake non ha. L’horror è una questione interiore, dipende da quello che hai dentro.

Un signore. Davvero, quando ho letto questa dichiarazione sono rimasta stupita, mi aspettavo più qualcosa del tipo, chessò: “Ahó, ma sticazzi de Guadagnino e der nuovo Suspiria?! Li mortacci sua, comunque er mio film è molto mejo!” *rutto* Qualcosa del genere. Invece no, educato e gentile, che tenero! Poi ho ripensato a quelle schifezze immonde de La Terza Madre e Dracula 3D e mi è passata tutta la tenerezza. Sì Dario, ce l’ho ancora su con te perché non me le dovevi fare queste cattiverie, dopo anni di devozione io non me le merito! … Niente, per me è ancora una ferita aperta, che vi devo dire. Lasciamo perdere.

Ma Argento ha ragione. È vero che il nuovo Suspiria è un film molto elegante, dalla regia ineccepibile. Vanta una fotografia sofisticata e un montaggio artistico; un’ottima scenografia; bei costumi e scene esteticamente perfette, studiate fin nei minimi dettagli. Ed è vero che è molto diverso. In che modo? Innanzitutto nell’atmosfera. Il primo Suspiria è energico e adrenalinico; una fiaba gotica dalla trama molto semplice e dal sapore onirico in cui sono le scene, i colori e la musica a farla da padrone. Qui l’atmosfera è quasi monocromatica e nettamente più cupa, opprimente e triste. Anche i personaggi sono cambiati. Hanno molto più spessore e sono completamente diversi caratterialmente, nei comportamenti e nelle motivazioni. Praticamente rimangono solo i nomi originali.

Inoltre a questa pellicola, molto più lunga dell’originale, è stata data una cornice storica più rilevante e una trama più complessa. Se la premessa e il periodo storico sono sempre gli stessi, l’ambientazione è però diversa: il Suspiria di Argento è ambientato in una raffinata scuola di danza classica di Friburgo, mentre quello di Guadagnino si svolge in un’austera scuola di danza moderna di Berlino, con l’incombente memoria dell’Olocausto e nello sfondo gli atti terroristici della banda Baader-Meinhof.

Anche la musica si differenzia molto. Nella colonna sonora del film originale troviamo le splendide e inquietanti musiche strumentali dei Goblin, gioiello nostrano del progressive rock; nel remake invece risuonano in sottofondo le sommesse canzoni di Thom Yorke. Ma chi, il tizio dei Radiohead? Proprio lui! Che ha fatto un ottimo lavoro: la colonna sonora è davvero suggestiva. In particolare la canzone Suspirium, triste e dolce come una ninna-nanna. Bellissima.

*Sniff* … Mannaggia, ‘ste briciole negli occhi, saranno i pollini! Prendo un altro fazzoletto.

Il nuovo Suspiria si distingue anche per un altro aspetto, ovvero l’attenzione data alla danza, al corpo e al movimento. Nel film originale si parla appunto di balletto, ma le scene di danza vere e proprie sono pressoché inesistenti. Al contrario, qui la danza è la vera protagonista, con diverse lunghe scene dedicate. In particolare la scena della prima del Volk, con la sua coreografia complessa e i suoi colori netti – bianco, rosso, nero – è estremamente ben fatta, coinvolgente e inquietante.

La recitazione è di altissimo livello ed è un altro aspetto importante di questo nuovo Suspiria. Del resto nel cast spicca Tilda Swinton, come sempre perfetta, che ve lo dico a fare? Una trasformista fantastica, androgina ed elegantissima. Mi ha stupita anche Dakota Johnson: dopo aver visto quella gran cagata di 50 Sfumature di Grigio (lo so, lo so che mi faccio del male da sola…), pensavo mi sarebbe risultato fastidioso vedere la sua faccina sorniona associata a un film per me così importante. Invece mi sono dovuta ricredere e ammettere che ha fatto un ottimo lavoro. Brava Dakota, continua con l’horror e lascia perdere l’erotico, per carità!

No, vabbè… ti adoro, Tilda! ❤️

Ho poi letto alcune recensioni straniere su quanto questo nuovo Suspiria fosse “un film femminista”, più dell’originale, e da questa premessa ho assistito a lunghi dibattiti su come l’originale lo fosse invece molto di più… e sì e no, e no e sì, eccetera. Sinceramente non credo che né il Suspiria di Guadagnino né quello di Argento siano film particolarmente femministi, mi sembrano anzi abbastanza privi di ideologie di qualsiasi tipo. Direi che sono entrambi film al femminile, cosa assai diversa. Ma è anche vero che questo nuovo film – grazie anche alla trama più complessa e ramificata – ha uno spirito forse più rabbioso e di condanna verso le ineguaglianze.

E lo splatter? È come quello dell’originale? Nel Suspiria del 1977 lo splatter è grafico e luminoso, dai colori molto accesi, come un pugno multicolore allo stomaco. Al contrario, in questo Suspiria la scene violente sono più cupe – salvo un’eccezione – e maggiormente concentrate all’inizio e alla fine della pellicola. Ci sono un paio di scene disgustose e pesanti ma personalmente mi è sembrato tutto abbastanza contenuto. Ho visto di molto, molto peggio, soprattutto nel panorama del cinema estremo. In generale è comunque un film esplicito, ecco, quindi non aspettatevi Biancaneve.

Ma fa paura come il primo Suspiria? Difficile a dirsi, la paura è molto soggettiva. Io per esempio posso guardare scene splatter senza battere ciglio e mangiando una bistecca al sangue, poi farmi venire una crisi d’ansia vedendo uno scarafaggio. Che volete che vi dica, abbiamo tutti i nostri punti deboli! Sinceramente il primo Suspiria mi aveva spaventata di più, forse perché quando l’ho visto la prima volta ero solo una ragazzina. Questo film però è molto più drammatico, decisamente più tetro e malinconico nei temi trattati, nei toni e nei colori. Ad alcune persone (come Dario Argento, a giudicare dalla sua recensione del nuovo Suspiria) una grande eleganza stilistica e toni molto artistici negli horror fanno passare la paura, perché annoiano e possono sembrare pretenziosi; questo – unito alla lunghezza del film e alla cornice più storica – potrebbe essere considerato un difetto. Dipende tutto da cosa considerate pauroso, insomma.

In conclusione: forse non è del tutto corretto chiamare questo Suspiria “remake”, date le grandi differenze con l’originale. Ma è giusto così, un film troppo simile avrebbe probabilmente rischiato di rovinare la memoria del primo Suspiria. A mio avviso vale la pena di vederlo, in particolare per tutti coloro che amano l’horror, l’arte o il Suspiria di Argento. Bel lavoro, Guadagnino! *applausi*

Voto
  • Trama
  • Regia
  • Atmosfera
  • Recitazione
  • Colonna sonora
4.2

Totale

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