Russian Doll (Stagione 1)

Nadia, un’eccentrica game developer che vive a New York assieme al suo gatto, è intrappolata in un misterioso loop temporale: continua a morire e a rivivere il giorno del suo trentaseiesimo compleanno, ricominciando dalla festa che le sue amiche hanno organizzato per lei. Dovrà così fare i conti col passato, con se stessa e la propria esistenza.

Devo ammettere che quando ho sentito parlare per la prima volta di Russian Doll non mi ha fatto una grande impressione. Mi ha dato l’idea di un remake banale e politicamente scorretto di Ricomincio da capo – film che mi piace molto, ma che ormai ho visto e rivisto. Sarà una semplice commedia, mi sono detta. Mi sbagliavo: Russian Doll è più di questo. Non è una semplice dark comedy, è anche dramma, fantascienza e metafisica con giusto una spruzzata d’horror.

Trailer ufficiale. “Buon compleanno amore!” Quei capelli, quei vestiti… adoro!

Io adoro Natasha Lyonne. Penso sia una brava attrice, bella e pure molto simpatica. Probabilmente questo è uno dei motivi per cui mi è piaciuto Russian Doll: la protagonista è praticamente uguale a Nicky, il personaggio che interpreta in Orange is the new Black. Proprio come Nicky, anche Nadia è una donna intelligente e cinica dall’umorismo caustico, che abusa di droghe e alcool. Cambiano giusto il colore di capelli e le preferenze sessuali, per il resto siamo lì. Ammetto che questo suo personaggio mi piace molto, però in futuro sarei curiosa di vedere la Lyonne recitare anche parti un po’ diverse… pensaci su, Natasha!

L’influenza di Orange is the new Black si fa sentire sotto altri aspetti, per esempio il fatto che anche Russian Doll è una serie tutta al femminile, scritta e prodotta dalla stessa Lyonne con Amy Poehler e Leslye Headland. Oltre a Natasha Lyonne compaiono anche altri attori già visti in Orange is the new Black: Charlie Banner, Rebecca Henderson e Dascha Polanco. Dopo un paio di puntate mi sembrava tutto molto familiare, quasi mi aspettavo che la protagonista si risvegliasse in cella vestita da detenuta e venisse fuori che era tutto uno spin-off di Orange is the new Black. Sarebbe stato un gran colpo di scena!

La premessa di Russian Doll è appunto il loop temporale. Come accadeva a Phil in Ricomincio da capo, anche Nadia è costretta a rivivere continuamente la stessa giornata. Ma le somiglianze col film si fermano qui, e in questa serie il loop comincia direttamente con la morte di Nadia. Fidatevi se vi dico che Nadia morirà un sacco di volte, nei modi più fantasiosi e disparati. Non importa che cada dalle scale, rimanga fulminata o venga investita da una macchina: ogni volta tornerà in vita davanti allo specchio del bagno della sua migliore amica – che le ha organizzato una mega festa di compleanno – con in sottofondo le orecchiabili note di Gotta Get Up di Harry Nilsson. Beh, bello avere un’altra possibilità, no? NO.

Gotta get up, gotta get out…Ho avuto questa canzone fissa in testa per GIORNI, e presto sarà lo stesso anche per voi! Mwahahahah!

Insomma, si parte tranquilli, pop-corn e risate. Poi, episodio dopo episodio, i toni si fanno progressivamente più cupi e le scene più inquietanti. Perché Nadia è intrappolata in questo ciclo continuo di morte e rinascita? Capita solo a lei? Ci sono conseguenze ogni volta che muore e torna in vita? Cosa si nasconde nel suo passato? Riuscirà a cambiare il suo destino? Dove compra quelle deliziose camicette colorate? Ma soprattutto, che prodotti usa per avere capelli così lucenti e voluminosi? Queste e tante altre domande si affolleranno nella mente di chi guarda fino all’ultimo episodio.

Nadia è un personaggio carismatico che sembra avere tutto dalla vita: talento, parlantina, un buon lavoro che le lascia molta libertà, amici che la adorano e si preoccupano per lei. Gioca a fare la tipa dura che ha tutto sotto controllo ma si capisce da subito che è nevrotica, intrappolata in un’esistenza monotona e ripetitiva. Proprio come la matrioska – la bambola russa del titolo, appunto – Nadia nell’animo nasconde molto altro. Si percepisce il suo senso di vuoto e di noia, la mancanza di motivazione. È un tema che mi sta a cuore e sento vicino da quando ho superato i 35 anni; questo è un altro dei motivi per cui mi sono subito sentita risucchiata da Russian Doll. Più che Ricomincio da capo, forse mi ha ricordato un po’ un mix tra la recente Maniac e il film cult Donnie Darko… visto che adoro entrambi, non poteva non piacermi anche questa serie.

Dal punto di vista tecnico Russian Doll è fatta davvero bene. È la prima vera volta di Natasha Lyonne alla regia e a maggior ragione direi che ha fatto un ottimo lavoro! Fotografia e montaggio sono eccellenti; i colori sono usati con bravura per sottolineare situazioni, stati d’animo o flashback. Frizzanti i dialoghi, capaci di passare da comici a drammatici nel giro di poche scene. Il ritmo è incalzante, non ci si annoia mai. E ovviamente bella la musica, sia la colonna sonora originale che la scelta di canzoni: delineano bene il tono delle varie scene. Infine, menzione speciale anche allo stile che caratterizza non solo Nadia, coi suoi vestiti coloratissimi e androgini e la chioma indomabile, ma tutti gli altri personaggi.

Gotta get up, gotta get out, gotta get home before the morning comes. What if I’m late, got a big date, gotta get home before the sun comes up. Up and away, got a big day, sorry can’t stay, I gotta run run yeah! Gotta get home, pick up the phone, I gotta let the people know I’m gonna be late…

(È passata più di una settimana e io ancora mi ritrovo a canticchiare Gotta get up, qualcuno mi aiuti! Dov’è la mia psicologa quando ho bisogno di lei??)

Tanti lati positivi quindi, ma Russian Doll ha anche qualche difetto. Per esempio, anche se a me è piaciuto il fatto che cambi spesso di tono – da commedia a fantascienza, da drammatico a horror e via dicendo – forse altri potrebbero trovarlo un espediente narrativo pretenzioso e confuso. Inoltre Natasha Lyonne è un interprete così brava, e Nadia una protagonista così ingombrante, da lasciare a volte poco spazio alla caratterizzazione degli altri personaggi, incluso il coprotagonista Alan (Charlie Barnett). Infine mi è sembrato che alcune sottotrame interessanti non siano state esplorate a dovere, ma forse se ne riparlerà in un’eventuale seconda stagione.

In conclusione: Russian Doll è un racconto di formazione originale e brillante, che porta in scena un personaggio memorabile e affronta con umorismo nero il tema dell’esistenza e della crisi d’identità. È irriverente, fa ridere ma riflettere; a volte commuove e spaventa. La consiglio a tutti gli amanti della dark comedy, della fantascienza e dei capelli rossi. Si può considerare una miniserie perché il finale è comunque adeguato. Per ora non si sa se continuerà o meno, senz’altro saranno anche le esigenze commerciali a deciderne il destino. Dura solo 8 episodi da 30 minuti ciascuno: perfetta per una maratona domenicale di Netflix, da guardare tutta d’un fiato. Io l’ho vista in 2 giorni, stravaccata sul divano in pigiama con una coperta a fantasie di animali pucciosi e un bel tè caldo. Il ritratto dei miei tipici ed entusiasmanti weekend! Perdoname madre por mi vida loca.

Insomma, mettete su l’acqua per il tè, procuratevi subito un pigiama e una coperta a fantasie di gattini o criceti (a vostra scelta), accendete la TV e gotta get up, gotta get out, gotta get home before the morning comes…

Voto
  • Trama
  • Regia
  • Atmosfera
  • Recitazione
  • Colonna sonora
4.1

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Alessia VioletSkyblue
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Alessia VioletSkyblue

Ottima recensione e concordo assolutamente con tutto quello che hai scritto, inclusi i difetti.

Aspetto con ansia quella di Umbrella Academy 😀