Hereditary – Le radici del male

L’anziana ed enigmatica Ellen Graham muore lasciando un’eredità di misteri. La figlia Annie, dopo una vita di rapporti difficili con la madre, cerca faticosamente di elaborare il lutto e si scontra coi terrificanti segreti sepolti nel passato della sua famiglia, mentre attorno a lei accadono strani episodi ed eventi tragici.

Sperando di non sembrare troppo faziosa, devo ammettere che Hereditary mi è piaciuto molto ed è subito entrato a far parte dei miei film horror preferiti di sempre. Perciò vorrei essere estremamente tecnica nel mio giudizio:

Questo film fa paurissima.

Misurata e professionale. È così che mi piace scrivere le mie recensioni, mica pizza e fichi!

Già dal trailer si capisce che è un filmone, dai!

Seriamente: quando l’anno scorso ho letto le prime recensioni su Hereditary (che lo definivano tipo: “Il film più terrificante mai realizzato!1!!11!”, “Troppo pauroso per essere gradito al grande pubblico!!1!”, “La gggente ha lasciato il cinema in preda al terrore!!1!!!!”, e altri titoloni sensazionalistici simili), nonostante fossi rimasta colpita dai voti molto positivi e dal bel trailer, la mia prima reazione è stata di divertito scetticismo. “Ammazza oh, ma tu guarda ‘sti critici pivelli! Mamma mia, sarà il primo horror della loro vita! Magari è un film banalissimo”, ho pensato. E beh, vi dirò: nonostante non sia affatto d’accordo coi toni esagerati di panico in cui è stato definito il film, ora capisco un po’ meglio il loro punto di vista.

Ho visto Hereditary due volte: la prima al cinema quand’era appena uscito; la seconda a casa mesi dopo. Nonostante io viva di pane e horror da quand’ero ragazzina, in entrambe le occasioni mi sono ritrovata appollaiata in un angolo, con la salivazione azzerata (cit.) e stringendo il bracciolo – della poltrona del cinema e del mio divano. Ancora adesso (a distanza di mesi), quando mi sveglio la notte e sono da sola in casa, a volte mi vengono in mente alcune scene di Hereditary e per andare al bagno accendo tutte le luci. Insomma, è chiaro che questo film mi ha spaventata.

Lo so che la paura è un sentimento assolutamente soggettivo. Magari a voi Hereditary non ha suscitato grandi emozioni. Del resto anche una delle mie studentesse giapponesi, dopo averlo visto al cinema, ha detto che le era sembrato un gran bel film, inquietante ma non l’aveva spaventata così tanto. C’è anche da dire – differenze culturali tra Italia e Giappone a parte – che questa qui è una signora samurai tutta d’un pezzo, che schiaccia gli scarafaggi volanti a ciabattate senza battere ciglio (NO! L’ORRORE!!! Attacco di panico in 3, 2, 1…) e secondo me quando prepara la cena taglia le verdure con la katana. Quindi ecco, non credo che faccia molto testo. D’altro canto lei probabilmente pensa a me come una fragile e impressionabile damina europea, di quelle che svengono per il corpetto troppo stretto; immaginatemi in abiti settecenteschi e la parrucca incipriata, mentre col mignolo alzato sorseggio il tè da una delicata tazzina di porcellana, sussurrando con voce flautata: “Il tempo è proprio magnifico oggi, non è forse vero, Madame de La Fontaine?”. Quelle finesse.

Dove vai, bella bambina? “A casa della nonna, a portarle la testa di un piccione morto.” … Oook! Che pensiero carino e per niente inquietante, eheheh! Allora vai e buon divertimento eh, ciao ciao!

Escludendo le cazzate i giudizi personali, vediamo nel dettaglio questo film. Trattasi del primo lungometraggio di Ari Aster, giovane regista americano che ne ha anche scritto la sceneggiatura. Già questo mi sembra veramente notevole, perché dal punto di vista tecnico Hereditary è sofisticato, con una trama molto interessante e ottimi dialoghi, inquietanti e non forzati. È quindi una pellicola che mi aspetterei da un regista navigato, non da un trentenne senza precedente esperienza. Ciò mi rende molto felice: vuol dire che si dà ancora sostegno ai giovani e che ho un nuovo regista di film horror da ammirare e seguire con attenzione. (Infatti sto già puntando il suo prossimo film Midsommar, che solo dal trailer mi intriga moltissimo.)

Quindi Hereditary, un po’ come Suspiria di Guadagnino, è molto elegante. La regia è perfetta. Fotografia, montaggio, ambienti e scene… tutto è molto bello e rifinito. Anche qui i colori sono usati in modo significativo: in generale il film ha una tinta fredda nei toni del blu e del grigio, per poi passare a toni caldi in alcune scene chiave. L’azione si svolge soprattutto in interni, scelta molto azzeccata perché riprende il tema principale della famiglia e della casa di bambole, con alcune rare scene girate in esterni. È un film dall’atmosfera cupa e soffocante, quasi snervante, che parte lento, prima assumendo i tratti del dramma familiare e poi sfociando nell’horror classico dal finale parossistico. (… E mi sono appena accorta di aver praticamente descritto in poche parole il mio tipo di horror preferito, da Shining in poi.)

La casa, la famiglia: tutti elementi solitamente di conforto, teneri e rassicuranti, che in questo film assumono una dimensione oscura e minacciosa e incombono ingombranti sui protagonisti. Senza fare spoiler, della storia ho molto apprezzato anche il fatto che sia sviluppata su più livelli – tragedia personale e realistica contrapposta a quella soprannaturale – e che abbia elementi di mitologia reale. Personalmente adoro quando dopo aver visto un film posso cercare su google e trovare riscontri interessanti nella storia o nella realtà. Davvero, è una cosa che mi piace moltissimo! La mia vita è una movida di trasgressione, me ne rendo conto.

Oltre all’eleganza della messa in scena e la trama intrigante, un altro dei punti di forza di Hereditary è la recitazione. Il cast principale è molto ristretto e la maggior parte delle scene sono composte da primi e primissimi piani, quindi era necessario trovare attori di prim’ordine. Missione compiuta: Toni Collette e Gabriel Byrne (nelle parti del padre e della madre), Alex Wolff e Milly Shapiro (i figli adolescenti) e Ann Dowd (l’amica) sono tutti di una bravura eccezionale. Sono riusciti a farmi provare tristezza ed empatia per le loro vicende, ma soprattutto tanta angoscia. In particolare Toni Collette, qui in un ruolo molto sofferto, è bravissima a esprimere il dolore e l’elaborazione di un lutto. Nel complesso, tutti sono molto credibili ed abili nel rendere l’idea di personaggi in balìa del destino, mossi come pedine in un gioco più grande di loro – il tema della casa di bambole di cui sopra.

A chi non piacciono le case di bambole? Che amore di villetta, no?? No.

Menzione speciale anche alla colonna sonora, molto inquietante, che fin dall’inizio accompagna il film in modo perfetto. È solo strumentale e non include canzoni, ma destabilizza con armonie in scale minori nelle scene tranquille e aumenta il senso di spavento con grandi pezzi orchestrali nelle scene più paurose. Nel complesso contribuisce a creare una sensazione di ansia costante, che si sviluppa pian piano e che secondo me è la chiave di Hereditary.

E lo splatter? A parte giusto un paio di scene, è tutto molto misurato e di splatter ce n’è poco. Anche i jump scares sono rari. Questo film vive più che altro di atmosfera, suggestioni e uno strisciante senso di angoscia. Per fortuna, aggiungerei. A me gli spaventi ben dosati piacciono, ma vista la grande maggioranza di recenti horror pessimi, tutti giocati solo su jump scares scadenti che si dimenticano in un secondo – sì, The Nun, sto guardando anche te – con una trama mediocre e interpreti che sembrano pescati al supermercato, direi che un film in stile vecchia scuola è molto gradito. Avercene di più, di horror come questo!

Per quanto mi riguarda, in questa pellicola non ci sono molti difetti da segnalare, né dal punto di vista dell’atmosfera né da quello tecnico. Comunque cercherò di essere obiettiva. Tanto per cominciare – e queste cose potrei dirle in parte anche del nuovo Suspiria – probabilmente il fatto che sia un film raffinato e dallo sviluppo lento non piacerà agli amanti dell’horror veloce con tanti colpi di scena o dello splatter, perché potrebbero trovarlo pretenzioso. Infine, se per voi horror e humour / dark comedy vanno per forza di pari passo, tenete presente che questo film non è adatto perché è davvero molto drammatico e ansiogeno, dai dialoghi enfatici e dall’umorismo pressoché assente. Ma sto cercando il pelo nell’uovo.

In conclusione: Hereditary è veramente un bel film. Consigliato a tutti gli amanti dell’horror psicologico, per me è già diventato cult movie e personalmente non vedo l’ora di vedere i prossimi lavori di Ari Aster. Se vi sono piaciuti film come Rosemary’s Baby e Shining, con ogni probabilità vi piacerà anche questo.

Voto
  • Trama
  • Regia
  • Atmosfera
  • Recitazione
  • Colonna sonora
4.7

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Alessia VioletSkyblue
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Alessia VioletSkyblue

Cavolo quante recensioni mi sono persa!! Comunque sto film gia’ solo perche’ ha Toni Collette come protagonista lo voglio vedere 🙂 Mi ricordo averla vista per la prima volta in United States of Tara e mi era piaciuta tantissimo. Poi se dici che e’ entrato addirittura nella lista dei tuoi horror preferiti non posso perdere l’occasione di vederlo. Non tollero molto le scene splatter almeno che non siano evidentemente finte-quasi-comiche come nei lavori di Raimi, pero’ dalla tua recensione pare ce ne siano molto poche, percio’ posso tollerarle. Comunque W la signora samurai e te in abiti 700eschi mentre sorseggi… Leggi il resto »

Alice
Ospite
Alice

Ho adorato hereditary!! Per il momento l’ho visto solo una volta, al cinema… Devo trovare il coraggio di rivederlo a casa! È decisamente uno dei film che mi ha colpita di più nell’ultimo periodo! Sarei coriosa di leggere una tua recensione su “ghost stories” (il film con Martin Freeman)!! Infine, concordo con il parere velato dato su “the nun”…. Una delusione!!

marni
Ospite
marni

Leggendoti mi è venuta voglia di vederlo, ma poi temo di impressionarmi troppo e di fare come fai tu di notte quando mi sveglio. Comunque ottima recensione, bravissima! bacio